Il Superbonus 110% ha avuto un fortissimo impatto economico e ambientale, ma su una porzione ancora modesta del patrimonio edilizio nazionale. Ha funzionato come catalizzatore, dimostrando che una riqualificazione profonda e diffusa è possibile, ma anche complessa e costosa. Il vero nodo ora è trasformare l’eccezionalità del Superbonus in un modello duraturo, accessibile e sostenibile, capace di affrontare le grandi sfide del cambiamento climatico, della sicurezza e della rigenerazione urbana.
in estrema sintesi: pochi, rispetto all’intero patrimonio edilizio nazionale.
E molto resta ancora da fare. Vediamo in dettaglio.
Un’iniezione senza precedenti di risorse nel settore edilizio Secondo gli ultimi dati ENEA, il Superbonus ha attivato investimenti per oltre 125 miliardi di euro, di cui più di 115 miliardi relativi a lavori conclusi.
Una spinta straordinaria che ha fortemente alimentato la crescita del PIL tra il 2021 e il 2023, con un impatto decisivo sul comparto delle costruzioni. Si stima che la misura abbia contribuito da sola a circa il 50% dell’aumento complessivo dei costi di costruzione nel periodo tra settembre 2021 e dicembre 2023.
Una diffusione ancora limitata nel contesto nazionale Nonostante la portata finanziaria dell’incentivo, la quota di edifici effettivamente riqualificati rimane contenuta rispetto all’enorme stock edilizio italiano:
- Quasi 500.000 edifici coinvolti: Le asseverazioni depositate sono state circa 498.738 (fonte ENEA), suddivise tra edifici unifamiliari, condomini e unità funzionalmente indipendenti.
- Incidenza sul totale: A fronte di circa 12,2 milioni di edifici residenziali in Italia, il Superbonus ha interessato tra il 3,5% e il 5,8% del totale, a seconda della fonte e del criterio di calcolo. In particolare: Circa 245.000 villette (49,4% degli interventi totali),Circa 136.000 condomini (27%),Il restante 23,6% suddiviso tra altre tipologie.